SEGNI: il 17 ottobre a Vercelli, dove tutto è cominciato
Il 19 aprile 1941 nasce a Vercelli un bambino che si chiama Luciano Angeleri.
Ottantacinque anni dopo, sabato 17 ottobre, dalle 18.30, quello stesso uomo torna a Vercelli per presentare una collezione di gioielli nata dai suoi disegni.
Si chiama SEGNI. L'abbiamo realizzata noi, al banco, e non è un lavoro come gli altri.
Cosa succede il 17 ottobre
Ci troviamo a Vercelli, nella nuova sede di ANDREANA, per la presentazione della collezione SEGNI.
- Quando: sabato 17 ottobre, dalle ore 18.30
- Dove: Vercelli, nuova sede ANDREANA
- Chi c'è: Luciano Angeleri, Serena Mormino di ANDREANA, e noi dell'Atelier Orafo 57/25
Sarà una serata, non una vetrina. Ci saranno i pezzi, ci sarà l'artista che li ha immaginati, ci saranno le persone che li hanno fatti nascere. E ci sarà il tempo per parlarne, che è la parte che ci interessa di più.
Chi è Luciano Angeleri
Se vivi tra Vercelli e Biella, probabilmente il nome ti dice già qualcosa. Se non lo conosci, vale la pena spendere qualche riga, perché la sua è una di quelle biografie che sembrano appartenere a tre persone diverse.
Angeleri nasce a Vercelli nel 1941 e frequenta l'Accademia di Belle Arti della città. Nel 1955, a quattordici anni, viene premiato a Biella dall'onorevole Giuseppe Pella come il più giovane ceramista. Quattordici anni.
Da lì in avanti fa cose che normalmente non stanno insieme. Lavora con il pittore Felice Casorati. Espone per la prima volta a Parigi, in una galleria di Montmartre. Dipinge, scolpisce, modella la ceramica.
E intanto scrive canzoni. Negli anni Settanta parte con il tour Cantacalabria e la sua carriera musicale prende quota con brani come Lui e Lei, Lisà-Lisà, Chi di noi, Blu. Le sue composizioni vengono portate in giro per il mondo da Perry Como, Sacha Distel, Joe Dassin, Gigliola Cinquetti.
Le mostre personali si susseguono per decenni: Biella, Vercelli, Lione. Nel 2009 al Salone del Mobile di Milano le sue tele vengono riprodotte su tappeti annodati in Tibet. Le sue opere finiscono persino sulle pareti di una chiesa in Argentina, in un progetto che ha raccolto più di cinquecento artisti italiani.
Oggi vive e lavora a Biella, e non ha smesso.
Il filo che tiene insieme tutto
Chi ha scritto delle sue opere ha usato spesso una formula che ci sembra la più esatta: archeologia del presente. È anche il titolo che Angeleri ha dato a una sua mostra personale, e descrive bene quello che fa: mettere accanto passato e presente, antico e moderno, come se fossero contemporanei.
Nei suoi quadri i volti sono circondati dalle parole delle sue canzoni. La musica entra nella pittura, il gesto entra nel segno. Non sono discipline separate che ogni tanto si incontrano: sono la stessa cosa fatta con strumenti diversi.
È esattamente da qui che è partito tutto.
Perché SEGNI si chiama così
Quando un artista disegna, il primo gesto è un segno. Non un'immagine, non una figura: un tratto che decide da che parte andare.
SEGNI nasce dai disegni di Angeleri. Non da un'idea generica di collaborazione, non da un brief commerciale: da tratti veri, su carta vera, che qualcuno ha dovuto tradurre in metallo.
Quel qualcuno è stato il nostro banco. E vale la pena dire che non è un passaggio semplice, perché un segno su carta ha una libertà che un anello non ha. Sulla carta un tratto può assottigliarsi fino a sparire; su un gioiello che verrà portato ogni giorno, quel punto diventa il punto in cui si rompe.
Tradurre un disegno in oreficeria significa fare continuamente una domanda sola: come tengo la mano dell'artista senza tradire la fisica del materiale? È un lavoro di negoziazione, non di esecuzione. E si fa a mano.
Cosa vedrete
La collezione comprende anelli e orecchini, declinati in versioni diverse per materiale: dall'argento all'oro.
Su una cosa in particolare non diciamo ancora nulla, e non è per fare i misteriosi. Uno dei pezzi porta il titolo di una delle canzoni che Angeleri ha scritto più di cinquant'anni fa, e ci sembra giusto che il nome lo sentiate dalla sua voce quella sera, non da un articolo.
Chi conosce il suo repertorio può già provare a indovinare.
Serena Mormino e ANDREANA: perché proprio lì

Il luogo non è stato scelto a caso, e nemmeno per comodità geografica.
ANDREANA è una boutique storica di Vercelli, aperta nel 1967. Negli anni è diventata qualcosa di più difficile da definire: moda, design, oggetti, arte. Sulle sue pagine si descrive come una life style gallery, e la parola galleria non è messa lì per vezzo.
A guidarla è Serena Mormino, che oltre a essere la titolare è curatrice. Ha firmato mostre ed eventi espositivi in città, ha lavorato con l'associazione culturale Amarte, ha portato installazioni d'arte e design nelle vie di Vercelli in progetti che hanno coinvolto commercianti, istituzioni e artisti.

Una cosa che ci ha colpito
Mentre lavoravamo a questo progetto abbiamo scoperto un dettaglio che nessuno ci aveva raccontato.
Nel 2008, la mostra personale di Luciano Angeleri al Salone Dugentesco di Vercelli era curata da Serena Mormino. Si intitolava "Archeologia del presente" ed era un evento collaterale di una rassegna legata al nome di Peggy Guggenheim.
Diciotto anni fa.
Significa che SEGNI non nasce da un incontro recente tra un'artista e una gallerista che si sono trovati per l'occasione. Nasce da una frequentazione che dura da quasi vent'anni, in cui qualcuno ha continuato a credere nel lavoro di qualcun altro abbastanza a lungo da arrivare a proporgli una cosa nuova.
Quando abbiamo capito questo, abbiamo capito anche perché la collezione doveva essere presentata lì e non altrove.
Il pezzo che manca: noi
Resta da spiegare cosa ci facciamo dentro questa storia.
La nostra famiglia impara il mestiere a Valenza negli anni Cinquanta. Anna e Lorenzo stanno al banco, imparano a bottega, fanno quello che si faceva allora: si guarda, si sbaglia, si rifà.
Nello stesso decennio, a poche decine di chilometri, un ragazzino di quattordici anni riceveva un premio come il più giovane ceramista.
Non si conoscevano e non c'era nessun motivo perché si conoscessero. Ma stavano facendo la stessa cosa: imparare a dare forma alla materia con le mani. Uno con l'argilla, gli altri con l'oro.
Settant'anni dopo, quelle due traiettorie si incontrano su un anello.
Oggi al banco a Valenza c'è Massimo, che ha ereditato quel mestiere e lo porta avanti, e in atelier a Torino c'è Paola, che è il nome sulla scatola. I pezzi di SEGNI sono usciti da lì.
Cosa significa per un atelier come il nostro
Siamo una realtà piccola. Abbiamo riaperto da poco, dopo una chiusura durata anni, e stiamo ricostruendo una cosa che era stata messa in pausa.
Lavorare su disegni di un artista con questa biografia non era scontato, e non lo diamo per scontato adesso. È il tipo di progetto che ti obbliga a lavorare meglio di quanto avresti fatto altrimenti, perché il margine di errore non è tuo: è di qualcun altro che ti ha affidato un suo segno.
La cosa più difficile non è stata tecnica. È stata capire quando fermarsi. Un orafo, davanti a un disegno, ha sempre la tentazione di correggerlo, di renderlo più regolare, più pulito, più fattibile. Ma in quelle irregolarità c'è la mano dell'artista, e toglierle significa consegnare un gioiello perfetto e vuoto.
Perché vi raccontiamo tutto questo adesso
Potevamo aspettare, pubblicare le foto dei pezzi il giorno prima e chiamarlo lancio.
Abbiamo preferito il contrario, e la ragione è semplice: i gioielli si guardano in un secondo, le storie che ci stanno dietro no. Se il 17 ottobre entrate sapendo che l'uomo di ottantacinque anni accanto al tavolo è nato a duecento metri da lì, che la donna che vi accoglie curava le sue mostre diciotto anni fa, e che quegli anelli sono passati da un banco di Valenza dove si lavora dagli anni Cinquanta, guarderete quei pezzi in un altro modo.
Non è marketing. È che un gioiello senza contesto è solo un oggetto ben fatto, e noi facciamo questo mestiere perché crediamo esattamente al contrario.
Presto vi daremo nuovi dettagli
Nei prossimi giorni pubblicheremo il resto: le immagini dei pezzi, i nomi, i materiali, l'indirizzo esatto e le modalità di partecipazione.
Per ora tenete la data.
Sabato 17 ottobre, dalle 18.30, a Vercelli.
Se volete essere tra i primi a ricevere gli aggiornamenti, scriveteci o seguiteci: faremo sapere tutto qui e sui nostri canali e se passate da Torino prima di allora, la porta dell'atelier è aperta. Di questo progetto parliamo volentieri.
L'Atelier Orafo 57/25
Via Monte di Pietà 20d, Torino
Da martedì a sabato 10:30 - 19:00, domenica 10:30 - 13:30, lunedì chiuso
Telefono 353 313 0517
Tre generazioni, un mestiere solo
Perché dietro ogni gioiello c'è sempre una storia.