SEGNI è stata presentata a Vercelli. Da oggi la collezione è acquistabil
Ci sono serate in cui capisci di essere nel posto giusto da un dettaglio che non c'entra niente con il programma.
Sabato sera, a Vercelli, il dettaglio è stato un uomo di ottantacinque anni fermo davanti a un anello, che lo guardava come si guarda una cosa che hai disegnato tu e che qualcun altro ha portato nel mondo reale.
Quell'uomo è Luciano Angeleri. L'anello fa parte di SEGNI, la collezione nata dai suoi disegni e realizzata al nostro banco. E sabato 17 ottobre è stata presentata per la prima volta, durante l'inaugurazione della nuova sede di ANDREANA.
Da oggi i pezzi della collezione sono acquistabili.
Cosa è successo sabato sera
L'occasione era doppia, e le due cose si tenevano insieme meglio di quanto avessimo previsto.
Da una parte l'inaugurazione della nuova sede di ANDREANA, la boutique che dal 1967 è un punto di riferimento per Vercelli e che si è spostata in uno spazio più grande, nella via centrale della città.
Dall'altra la presentazione pubblica di SEGNI, con l'artista presente in sala.
All'inaugurazione hanno partecipato il vicesindaco di Vercelli Domenico Sabatino, insieme ad altri rappresentanti dell'amministrazione comunale, e il presidente di Ascom Confcommercio Vercelli Angelo Santarella. C'erano clienti, amici della galleria, persone del commercio cittadino, e c'eravamo noi dell'Atelier Orafo 57/25.
Non era una presenza di cortesia. Su questo vale la pena soffermarsi, perché è la parte della serata che secondo noi conta di più e che rischia di passare inosservata.

Il coraggio di ANDREANA
Diciamo una cosa che chiunque abbia un negozio sa benissimo e che raramente viene scritta: questo non è un buon momento per aprire uno spazio commerciale più grande in un centro storico.
Le vie centrali delle città italiane di media dimensione hanno passato quindici anni difficili. I grandi centri commerciali alle porte hanno spostato i flussi. L'online ha spostato le abitudini. I costi di gestione sono cresciuti in ogni voce: affitti, utenze, personale, magazzino. E le saracinesche abbassate nei centri storici sono diventate un paesaggio talmente familiare che quasi non le notiamo più.
In questo scenario, la risposta prudente è ovvia: ridurre, contenere, resistere. Ridurre la superficie, contenere il magazzino, aspettare che passi.
Serena Mormino e Massimo Ceccato hanno fatto l'opposto.
Hanno preso una boutique che esisteva dal 1967, che aveva già una posizione consolidata e una clientela fedele, e l'hanno spostata in uno spazio più grande e più importante, nella via principale della città. Non in periferia dove i metri quadri costano meno. Non online dove non serve nemmeno la vetrina.
Nel centro. Più grande. Più esposto.
Perché è una decisione che riguarda tutti
Quando un commerciante storico investe nel centro di una città, fa qualcosa che va oltre la propria azienda.
Una vetrina importante in una via centrale non porta clienti solo a sé stessa. Porta persone in strada, e le persone in strada entrano anche negli altri negozi, si fermano al bar, guardano le altre vetrine. È il meccanismo per cui un centro vivo si autoalimenta e uno spento continua a spegnersi.
Ogni attività che chiude toglie un pezzo a quel meccanismo. Ogni attività che apre, e soprattutto ogni attività che cresce, ne restituisce uno.
Ecco perché sabato sera c'erano le istituzioni e c'era Ascom. Non per il taglio del nastro: perché un'azienda del 1967 che nel 2026 decide di prendersi più spazio nel cuore della propria città è un segnale che vale più di molti convegni sul futuro del commercio.
Cosa serve per farlo davvero
Va detto anche che il coraggio da solo non basta, e ANDREANA non si è spostata solo perché ci credeva.
Si è spostata perché negli anni ha costruito qualcosa che un metro quadro in più può effettivamente ospitare. Non è più soltanto una boutique di abbigliamento: da tempo convivono lì la moda donna e uomo, il design di marchi internazionali, l'arte, i gioielli d'artista, gli eventi e le mostre.
Serena Mormino, oltre a essere la titolare, è curatrice. Ha firmato mostre ed eventi espositivi in città, ha portato installazioni di arte e design nelle vie di Vercelli in progetti che hanno coinvolto commercianti, istituzioni e artisti. ANDREANA si definisce life style gallery, e la parola galleria non è un vezzo di comunicazione.
È questa la ragione vera per cui lo spazio più grande ha senso. Un negozio che vende soltanto prodotti ha bisogno di scaffali. Un luogo che ospita progetti ha bisogno di spazio per farli accadere.
SEGNI, sabato sera, è stato il primo progetto a occupare quello spazio. Ed è anche il motivo per cui ci sembrava giusto che la collezione nascesse lì e non in una vetrina qualunque.

Luciano Angeleri, tornato dove è nato
C'è un dato anagrafico che a Vercelli, sabato sera, aveva un peso diverso dal solito.
Luciano Angeleri è nato a Vercelli il 19 aprile 1941. In questa città ha frequentato l'Accademia di Belle Arti. Poi è andato a vivere e lavorare a Biella, dove sta tuttora.
Ottantacinque anni dopo, è tornato nella sua città per presentare una collezione nata dai suoi disegni.
Per chi non lo conoscesse, vale la pena spendere qualche riga, perché la sua è una biografia che sembra appartenere a tre persone diverse.
Nel 1955, a quattordici anni, viene premiato a Biella dall'onorevole Giuseppe Pella come il più giovane ceramista. Da lì in avanti fa cose che normalmente non stanno insieme: lavora con il pittore Felice Casorati, espone per la prima volta a Parigi in una galleria di Montmartre, dipinge, scolpisce, modella la ceramica.
E intanto scrive canzoni. Negli anni Settanta la sua carriera musicale prende quota con brani come Lui e Lei, Lisà-Lisà, Chi di noi, Blu. Le sue composizioni vengono portate in giro per il mondo da Perry Como, Sacha Distel, Joe Dassin, Gigliola Cinquetti.
Le mostre personali si susseguono per decenni tra Biella, Vercelli e la Francia. Nel 2009 al Salone del Mobile di Milano le sue tele vengono riprodotte su tappeti annodati in Tibet. Le sue opere finiscono sulle pareti di una chiesa in Argentina, in un progetto che ha raccolto oltre cinquecento artisti italiani.
Il filo che tiene insieme tutto
Chi ha scritto del suo lavoro ha usato spesso una formula che ci sembra la più esatta: archeologia del presente. È anche il titolo di una sua mostra personale, e descrive bene quello che fa: mettere accanto passato e presente come se fossero contemporanei.
Nei suoi quadri i volti sono circondati dalle parole delle sue canzoni. La musica entra nella pittura, il gesto entra nel segno. Non sono discipline separate che ogni tanto si incontrano: sono la stessa cosa fatta con strumenti diversi.
È esattamente da qui che è partito tutto.
SEGNI: cos'è la collezione
Quando un artista disegna, il primo gesto è un segno. Non un'immagine, non una figura: un tratto che decide da che parte andare.
SEGNI nasce dai disegni di Angeleri. Non da un'idea generica di collaborazione né da un brief commerciale: da tratti veri, su carta vera, che qualcuno ha dovuto tradurre in metallo.
La collezione comprende anelli e orecchini, per un totale di trenta referenze tra modelli e varianti di materiale.
I nomi vengono dalle sue canzoni
Questa è la parte che sabato sera ha fatto sorridere più di una persona in sala.
I pezzi non si chiamano con nomi inventati da un ufficio marketing. Si chiamano "Lui", "Lei", "Blue", "Ti amo", "Mi ami".
Chi conosce il repertorio di Angeleri riconosce subito da dove arrivano. Lui e Lei e Blu sono due dei brani che ha scritto più di cinquant'anni fa, quelli che hanno girato il mondo nella voce di altri.
Significa che un anello della collezione porta il titolo di una canzone scritta mezzo secolo prima che quell'anello esistesse. È il tipo di continuità che non si costruisce a tavolino: o c'è una biografia dietro, o non c'è.
I materiali e le versioni
Ogni modello esiste in più versioni, pensate per registri e budget diversi.
- Argento 925‰, nella versione essenziale
- Argento 925‰ con smalto, disponibile in rosso, nero e bianco
- Oro giallo 9 kt
- Oro rosa 9 kt
I prezzi partono da poco più di 400 euro per le versioni in argento e arrivano a 1.860 euro per gli orecchini in oro 9 kt.
La scelta di costruire la collezione su questa scala non è casuale. Un gioiello d'artista che esiste solo nella versione più costosa è un oggetto da collezionisti; uno che esiste in più materiali è un oggetto che può entrare nella vita di più persone. Angeleri ha passato la vita a far arrivare le sue cose a un pubblico ampio, dalla ceramica alle canzoni, e ci sembrava coerente che la collezione facesse lo stesso.

Come si traduce un disegno in un anello
Questa è la parte del lavoro che sabato sera abbiamo raccontato a voce a chi ce lo chiedeva, e che vale la pena mettere per iscritto.
Un segno su carta ha una libertà che un anello non ha. Sulla carta un tratto può assottigliarsi fino a sparire, può sovrapporsi, può interrompersi e riprendere. Su un gioiello che verrà portato ogni giorno, il punto in cui il tratto si assottiglia diventa il punto in cui si rompe.
Tradurre un disegno in oreficeria significa quindi fare continuamente una domanda sola: come tengo la mano dell'artista senza tradire la fisica del materiale?
È un lavoro di negoziazione, non di esecuzione. Si decide dove il tratto può restare sottile e dove deve ispessirsi. Si decide quale irregolarità è un errore di disegno e quale invece è la firma di chi lo ha tracciato.
La cosa più difficile non è stata tecnica. È stata capire quando fermarsi.
Un orafo, davanti a un disegno, ha sempre la tentazione di correggerlo: renderlo più regolare, più pulito, più simmetrico, più fattibile. Ma in quelle irregolarità c'è la mano dell'artista, e toglierle significa consegnare un gioiello perfetto e vuoto.
Le versioni con lo smalto hanno aggiunto un livello in più. Angeleri è ceramista da quando aveva quattordici anni, e il colore pieno su una superficie è un territorio che conosce meglio di noi. Lavorare lo smalto su un suo segno significava stare dentro un linguaggio che era già suo.
Diciotto anni, non diciotto mesi
C'è un dettaglio che abbiamo scoperto mentre lavoravamo al progetto e che nessuno ci aveva raccontato.
Nel 2008, la mostra personale di Luciano Angeleri al Salone Dugentesco di Vercelli era curata da Serena Mormino. Si intitolava "Archeologia del presente" ed era un evento collaterale di una rassegna legata al nome di Peggy Guggenheim.
Diciotto anni fa.
Significa che SEGNI non nasce dall'incontro occasionale tra un artista e una gallerista che si sono trovati per l'occasione. Nasce da una frequentazione che dura da quasi vent'anni, in cui qualcuno ha continuato a credere nel lavoro di qualcun altro abbastanza a lungo da arrivare a proporgli una cosa nuova.
Quando lo abbiamo capito, abbiamo capito anche perché la collezione doveva essere presentata lì e non altrove. Sabato sera, nello spazio nuovo, quella storia si è chiusa e riaperta nello stesso momento.
Il pezzo che manca: noi
Resta da spiegare cosa ci facciamo dentro questa storia.
La nostra famiglia impara il mestiere a Valenza negli anni Cinquanta. Anna e Lorenzo stanno al banco, imparano a bottega, fanno quello che si faceva allora: si guarda, si sbaglia, si rifà.
Nello stesso decennio, a poche decine di chilometri, un ragazzino di quattordici anni riceveva un premio come il più giovane ceramista.
Non si conoscevano e non c'era nessun motivo perché si conoscessero. Ma stavano facendo la stessa cosa: imparare a dare forma alla materia con le mani. Uno con l'argilla, gli altri con l'oro.
Settant'anni dopo, quelle due traiettorie si sono incontrate su un anello.
Oggi al banco a Valenza c'è Massimo, che quel mestiere lo ha ereditato e lo porta avanti, e in atelier a Torino c'è Paola, che è il nome sulla scatola. I pezzi di SEGNI sono usciti da lì.
Cosa ha significato per un atelier come il nostro
Siamo una realtà piccola. Abbiamo riaperto da poco, dopo una chiusura durata anni, e stiamo ricostruendo una cosa che era stata messa in pausa.
Lavorare su disegni di un artista con questa biografia non era scontato, e non lo diamo per scontato adesso. È il tipo di progetto che ti obbliga a lavorare meglio di quanto avresti fatto altrimenti, perché il margine di errore non è tuo: è di qualcun altro che ti ha affidato un suo segno.
Sabato sera, vedere Angeleri prendere in mano i pezzi e girarli alla luce è stata la parte della serata che ci portiamo a casa.
Da oggi la collezione è acquistabile
SEGNI è disponibile da adesso, in tre luoghi.
- Online, sulla pagina dedicata: la collezione SEGNI, con spedizione gratuita e assicurata in tutta Italia
- Da ANDREANA a Vercelli, nella nuova sede, dove i pezzi sono esposti
- Nel nostro atelier a Torino, in Via Monte di Pietà 20d, dove potete vederli e provarli
Due precisazioni che ci sembra giusto fare subito.
La prima: alcune referenze sono già esaurite dopo la serata di sabato. Se cercate una versione specifica e non la trovate disponibile, scriveteci: le lavorazioni si rifanno, i tempi sono quelli di un laboratorio artigianale e ve li diciamo prima.
La seconda: sui pezzi non personalizzati valgono le nostre condizioni di sempre, cioè spedizione gratuita e assicurata, reso gratuito entro 30 giorni e garanzia di due anni. Un gioiello d'artista resta un gioiello, e deve poter essere restituito come qualunque altro se non è quello giusto.
Cosa resta di una serata
Di solito, di un'inaugurazione resta una fotografia e qualche riga sui giornali locali.
Di questa, secondo noi, resta qualcosa di più concreto: uno spazio più grande nel centro di una città che di spazi aperti ne ha persi parecchi, una collezione che esiste e si può comprare, e un artista di ottantacinque anni che è tornato dove è nato portando un lavoro nuovo invece di un'antologia.
Sono tre cose che vanno nella stessa direzione, ed è una direzione in cui in questo momento non va quasi niente.
Grazie a Serena Mormino e a Massimo Ceccato per aver creduto in questo progetto e per averlo ospitato nel giorno più importante del loro anno. Grazie a Luciano Angeleri per averci affidato i suoi segni. E grazie a chi sabato sera è venuto, ha guardato, ha chiesto, ha provato.
Se non c'eravate, i pezzi sono qui.